sabato 10 giugno 2017

Bisognerebbe imparare a fermarsi.



Come credo tutti quanti, in particolare ogni mamma, sono rimasta violentemente colpita dalla tragedia della bimba scordata in auto nei giorni scorsi. Credetemi inorridisco solo a pensare di aver scritto l'ultima frase.
Davvero, io è una cosa che non mi riesce di concepire.

Ho letto con attenzione, partecipazione, irritazione, dolore e rabbia e fastidio ogni nuovo post sui social; non so nemmeno perché ne sto scrivendo perché la mia tendenza è quella in genere dell'osservazione. 
Ma.
Ma mi vien da chiedermi se, ultimamente, non stiamo trascendendo. Ci sentiamo tutti autorizzati a dire la nostra, a volte con una cattiveria inaudita, a volte con sentenze o superficialità spaventose. Ho sempre la sensazione di leggere non tanto parole, ma sentimenti repressi, rabbia e opinioni che non si è più capaci di esternare se non su una pagina di facebook o di twitter. Salvo poi pubblicare foto idilliache su Instagram. 
Insomma, cos'è che ci sfugge? Cos'è che ci sta scivolando tra le mani, sul cuore, intorno agli occhi, e che non vediamo più? La semplice realtà?

Ok, sono mamma anche io.
Ho provato a immedesimarmi, lo giuro. Lo faccio sempre, ma questa volta non ci riesco. Chiariamoci subito: io non sono né mi ritengo una mamma perfetta. Io le ho sempre invidiate 'quelle lì', e anche mi son sempre chiesta come riuscissero a far tutto. Tacchi trucco e telefono all'orecchio già alle 8 di mattina, organizzatrici di parties and events all'oratorio per qualsivoglia occasione, rappresentanti di classe, di istituto, di mamme, di comitati. Case perfettamente in ordine e luccicanti. Grembiulini immacolati ogni mattina e - questo è peggio - a ogni uscita di scuola, quando i miei parevano usciti da una sessione di lotta nel fango. Bambine sempre perfettamente in ordine e geneticamente impossibilitare a spettinarsi, quando mia figlia all'uscita di scuola sembrava salvata dalla giungla.
Insomma, ogni tanto trovo una mamma come me e la domanda che ci si pone è sempre la stessa: ma come fanno?

E mi fermo, perché potrei fare una lista di cose assurde che vedo e sento da qui all'infinito.
Ho letto di una mamma che lasciava il figlio a scuola per farlo ritirare dalla mamma di una amichetta, farlo raggiungere poi dalla tata che, infine, l'avrebbe depositato dai nonni.
Si legge di scuole che affiggono manifesti sulle porte invitando i genitori a non stare al telefono almeno mentre ritirano i figli. 
Si guardano genitori smarriti leggere di blue whale, di baby prostituzione, di droga, eccetera.
Si costringono i figli a un milione di attività extrascolastiche, senza però avere la faccia cruda di ammettere che è per avere più tempo per lavorare.
Si vestono i bambini come gli adulti (o gli adulti come bambini?) per vederli più simili a noi.
Vogliamo parlare delle scuole a tempo pieno 8-16? Siamo certi certissimi che ci mandiamo i nostri figli per loro e non per aver più agio, meno ore da 'tappare'?

Cosa sta succedendo? 
Lo so, io non sono la persona migliore per parlare di tutte queste cose. Ho scelto di lasciare molto tanti anni fa, di andare in cerca di una vita più... concreta. E ho scelto di non essere una delle mamme 'fuori da scuola'.
Personalmente, non ho nonni, zii o parenti che mi hanno mai aiutato, se non per brevi periodi (e, fidatevi, li ho purgati tutti con gli interessi).
Ho fatto un milione di errori con i miei figli. Ho preso decisioni sbagliate. Qualche volta ho sbroccato, urlato pianto e insultato. E' capitato che per lavoro li ho trascurati. Non mi è mai piaciuto giocare con loro. Odio partecipare alle festine di compleanno. 
Però li ho sempre avuti sotto controllo, mai lasciati a se stessi; li ho sempre osservati e ascoltati; non amando i loro giochi, ho insegnato loro altre cose da fare insieme; li lascio liberi di esprimere la loro creatività, senza però consentire che la mia vita sia condizionata totalmente dalla loro. Li sgrido, li riprendo, li abbraccio, li coccolo, li accontento quando è giusto, li premio. 
Li osservo. Insegno loro che quando una cosa non fa star bene è meglio cambiarla. 
Esco poco senza di loro. Al cinema da soli, io e mio marito ci andiamo forse due volte all'anno. La cena romantica? Una volta, due. Gli amici?? O pacchetto completo - siamo in quattro - o la socialità è complicata.

Però MAI, giuro MAI potrei dimenticarmi di averli con me. Non mi sento migliore di quella mamma. Mi sento solo più PRESENTE. Perché ho capito che a volte bisogna rallentare. Bisogna sapersi fermare quando è troppo. Litigare col marito se non aiuta. Abituarsi ad avere la casa in disordine se non si riesce. Però bisogna abituarsi anche ad avere del tempo per stare con loro. Rinunciare a qualcosa. Soprattutto, abituarsi a capire che il corpo NON è una macchina, non può e non deve andare in black out. Bisogna prevenire; dormire, riposarsi. Leggere. Avere qualche momento di relax, ma che lo sia sul serio.

Mi dispiace, non capisco. Non giustifico.
Mi sento in empatia con quella mamma, perché non oso immaginare il dolore, il senso di colpa, e mi chiedo come mai farà a vivere ancora, dopo tutto questo. Ma non posso dire 'può capitare a tutte noi', perché non è così. 
Smettiamola di giustificare e di essere buonisti. Abbiamo delle responsabilità. 
Non posso nemmeno sentir parlare di un meccanismo che 'previene', che ti ricorda che tuo figlio è in macchina.
Ma stiamo scherzando?

Signori, mettiamoci una mano sul cuore. Siamo tutti genitori imperfetti. Tutti a volte abbiamo esagerato. Tutti spesso abbiamo mancato. Tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto brutte esperienze, storie tristi nella vita. Ma questo non giustifica!
L'essere umano ha un istinto infallibile, un limite che non può essere valicato. 

E invece pare che ci vogliamo abituare che, quando si valica, è normale. 
Non lo è, non lo accetto.





mercoledì 17 maggio 2017

Mettere ordine

Per una volta - e non so se è meglio o peggio - non parlo di riordinare una stanza, una libreria, una casa. O forse invece sì? Magari è semplicemente una buona terapia?

Sto attraversando un periodo un po' ingarbugliato e mi chiedevo da che parte iniziare, dove sbuca il bandolo della matassa? 
Leggo spesso storie di successo, le trovo terribilmente di ispirazione, sia per quanto riguarda la vita personale che la carriera. Mi sembra che tutte abbiano poi un fondo comune. Si legge, più o meno tra le righe, che a un certo punto tutti questi personaggi abbiano deciso di dare una svolta alla loro vita, di cambiare, di migliorarsi.

Mi chiedo: da dove nasce il cambiamento? E se, soprattutto, uno è avvezzo al cambiamento, alla ricerca, all'aspirazione al miglioramento, qual è allora il vero cambiamento? Forse può essere in quel caso un fermarsi? Uno stop, una pausa?

Non so, mi sento esausta, forse è anche la primavera. Credo che davvero il quid sia mettere ordine. Riprendere spazio, respiro, ossigeno. Lasciare i vampiri energetici a ciucciarsi un po' tra loro. Lasciare tutti i poveretti a lamentarsi uno con l'altro. Lasciare le vittime della società e del destino ad essere inconcludenti davanti agli specchi. 
Guardare per aria in cerca di sole.
Sole negli occhi che acceca ma nutre!

Un po' come fanno i fiori, insomma =)

Buon sole a tutti!
L.




giovedì 11 maggio 2017

Non ditemi più



Non ditemi più che devo fare questo o quello.
Che per me è meglio una cosa o l'altra.
Che  una parola è buona o forse mai più.

Non dite. Non parlate.
Non azzardatevi più a santificare, a proclamare, dall'alto dei vostri falsi successi,
dall'apice della vostra tronfia ingordigia.

Non ditemi più.
Ché tanto non ascoltate. Ché tanto non osservate.
Perché soltanto tutti voi giudicate.

Lasciate andare chi non vuole nulla,
dimenticate chi non mente e non fa,
chi non urta e non provoca danno.

Non danneggiate chi cerca di restare in piedi,
non toccate chi solo ha bisogno di respirare,
di non essere mosso, sporcato, umiliato.

Non fate affari con noi, non coinvolgete chi ormai non può più.
Lasciate le spine, tutte, che affondino
in un cuore martoriato e provato

che ormai non vuole parlare, non vuole ribattere.
Un cuore che oggi più non può riaffermare e pulsare,
giustificare, spiegare, capire.

Lasciate cadere queste lacrime
di frustrazione, di orgoglio, di pura tristezza,
perché non c'è comprensione, ormai, no.

Non ditemi più quel che è meglio io sia,
che dovrò diventare, ciò che ancora
devo imparare.

Non ditemi più. Tacete.
Non è la vostra anima qui, ad essere picchiata,
violentata, accusata.

Non ditemi più. Uccidete voi per un soldo,
mentite voi soli per un vano successo, per il vostro affamato volere,
fuggitela, ora, quella sterile vecchia umanità.

Restate in silenzio. Gioite.
Non ditemi più.
Soffrite voi delle vostre ricchezze.

Perché io, ora,
raccolgo le reti.
Tiro a bordo e vado, e cambio rotta.





venerdì 24 marzo 2017

Domande... E risposte?



Questo è uno di quei periodi. Ma stavolta mi ha preso proprio male.

Forse che è arrivato il conto degli ultimi cambiamenti, delle fatiche dell'ultimo anno. Forse invece è solo la primavera che è arrivata di botto e come sempre porta in sé un rigenerarsi, un rinnovarsi, e a me questa cosa, qualcuno non lo sa?, mi manda fuori di testa. Oppure, chissà, è semplicemente arrivato il momento. Quell'attimo in cui qualche bilancio bisogna farlo e fermarsi a fare due riflessioni.

Prendiamo il blog, AD ESEMPIO. E' qualche mese che mi scervello sul mio blog, sulla mia ormai quasi abituale assenza, sugli innumerevoli post iniziati con: 'Sì, lo so, è una vita che non scrivo'. Perché?
Sapete, non è una domanda sciocca, perché ho sempre scritto poco nei periodi di intenso lavoro, quando tra mobili o consulenze o corsi non avevo tempo di aggiornare. Ma ora non è un periodo di intenso lavoro, anzi. Sono semitranquilla. E questo blog, beh, è la mia creatura. Nessuno può immaginare quanto sono affezionata a queste pagine. Esistono da quando ho scoperto le possibilità dei social, delle connessioni, della velocità della comunicazione, della capacità di mantenere contatti a distanza. Sono ormai quasi sette anni, lo saranno il 15 giugno, me lo ricordo benissimo! Ripeto, 7 anni!! Ogni tanto mi capita di leggere a ritroso i miei post e vedo quante e quali cose ho fatto in questi anni, di quanti argomenti abbiamo parlato, quanti lavori ho postato, quante foto, quante arrabbiature. Insomma, questo è davvero un online diary per me. Quindi non ho nessuna nessunissima intenzione di chiuderlo o lasciarlo perdere. 

Come dicevo, è un po' uno specchio. Ha visto alti e bassi, cambiamenti e interessi che mutavano. Questo credo sia un po' il quid della faccenda. Io sono una persona curiosissima, mi piace buttarmi a pesce nelle cose, impararle approfondirle e poi.. e poi basta, passo a qualcos'altro. Com'era? 'Impara l'arte e mettila da parte'. Esatto, sono io. Qualcuno una volta mi disse che avere un dono come il mio è un po' una maledizione, perché spesso chi sa fare molte cose viene trattato come chi non ne sa fare nemmeno una, come se non ci fosse specializzazione. E più ti specializzi più 'gli altri' ti credono un generalista.
Mi chiedo chi riesce a immaginarsi, a parte i miei intimi, quante cose ho approfondito e imparato nella mia vita, quante avventure ho iniziato, quante persone ho conosciuto (e di che calibro), quanto ogni volta ho dato me stessa e quanto ho imparato, e imparo, e imparo. Ogni giorno sempre e comunque. Metto in saccoccia.

Fallimenti? Alcuni. Arricchimenti? Tantissimi. Soddisfazioni? Migliaia. Delusioni? Centinaia di migliaia.
Per me ogni cambiamento è un evolversi, spesso per gli altri è un fallire.

E allora la domanda: chi sono, in fondo, questi ALTRI?
Chi siete? Siete voi? Siete i lettori di questo blog? Siete amici? Siete clienti? Curiosi? Spioni? Invidiosi? Antagonisti? 
Chi è che mi segue? QUALCUNO mi segue?

Insomma, mi domando, dopo tutti questi anni, se qualcuno ancora davvero mi segue, o se in fondo questo blog lo scrivo per me. Non vedo più commenti da tanto tempo, e forse non ho più avuto news accattivanti di cui parlare. Il problema è però che io non me la sento più di parlare di fuffa. NON NE HO PIU' VOGLIA!

Ho voglia di scrivere di ciò che faccio davvero, o vivo ogni giorno, anche se non è il trend. Vorrei sapere che ho 5 followers e non 2000, ma che condividono qualcosa con me, il mio percorso. Vorrei che se qualcuno mi legge apprezzi il fatto che io sono una persona vera, e che faccio una vita vera, e non che qualsiasi cosa scrivo ha una finalità commerciale o è una via per cercare clientele e apprezzamenti. Vorrei che sappiate che non amo troppo le mode e che quando una cosa 'la fanno tutti' e tutti sono esperti a me viene l'orticaria e tendenzialmente l'abbandono (salvo poi riprenderla dopo anni, quando ormai nessuno più se ne ricorda). 
Vorrei che sapeste che sono talmente sincera che sto sul caxxo a tante persone, ma che alla mia età proprio non me ne frega più niente. E che sì, sono un po' un orso e mi piace la solitudine, ma altrettanto amo stare con le persone, confrontarmi e condividere. Ma che a mio discapito non sono abbastanza falsa da leccare proprio in quel punto lì che porta notorietà, followers, 'mi piace', condivisioni. L'essere sulla social-cresta-dell'onda, insomma.

Ho conosciuto tante persone di questo tipo negli ultimi anni e brrr, non ho bisogno di averle intorno. Ogni tanto mi accorgo dei cali di stile, nei blog ultra fichi e ultra alla moda, mi accorgo di piccoli crolli di monotonia e ansia tra le righe, e mi rendo conto che sono tutte umane anche queste qui in fondo. Perché, diciamocela onestamente: il lavoro è lavoro, le mode e le tendenze sono altro.

Sorrido sotto i baffi, perché averlo capito previene crisi d'ansia e delusioni.
Una persona anni fa mi disse che su facebook o sul blog non bisogna mai lasciarsi andare a un commento sincero, o a un chiarimento onesto perché questi social sono le nostre vetrine, questo è il nostro marketing.
Beh, già mi fece incazzare allora. Oggi ogni tanto la intercetto e non noto alcun cambiamento, ma non mi soffermo nemmeno. E' una come le altre. Qualcuno che rappresenta ciò che io non sono e non voglio essere.

Nulla in contrario al marketing, assolutamente, né alle vetrine. Se sei un venditore, un commerciante, un imbonitore, qualcuno che ha dell'INTERESSE concreto ed economico nelle cose che fa.
Io, oggi, non credo di far parte di nessuna di queste categorie. Credo di essere più "un'artista", e lo dico con molta umiltà, ma solo per la parte umorale che questa definizione porta in sé. Sono lunatica, solitaria, vado a momenti ed ispirazioni, spesso antipatica. Ma allo stesso tempo sono anche dolce, disponibile, curiosa, adoro condividere idee pensieri e progetti, adoro stare con le persone, mi entusiasmo per nulla, amo cucinare e prendermi cura degli altri. E non trascuro conversazioni di ogni sorta, superficiali o profonde. E ho senso dell'umorismo.

Quindi, oggi, io non voglio vendere più nulla. Voglio condividere il percorso che ho intrapreso. Da un punto di vista ideologico-culturale-artistico, ma anche territoriale-fisico, offrendo una bruschetta col mio olio, un letto e un sorriso a chiunque voglia venire a trovarmi e godere delle bellezze che questa terra ancora sa offrirci. 
La prossima settimana ad esempio arriverà a trovarci un ragazzo svizzero per qualche giorno, che volente o nolente porterà tra di noi un altro pezzo di vita, un momento da archiviare, uno scambio. E sapete, questi pezzi di vita arricchiscono e non hanno prezzo. Credo che in fondo questa sia la mia via. 

Amici o lettori, o chiunque voi siate. Ditemi la vostra se vi va. Non so se riuscirò ancora spesso a parlare di cose di cui devo parlare, per mantenere un po' di attenzione. Ma certo continuerò a raccontare, perché il mondo, in fondo, E' FATTO di parole.



Besos! 
L.

martedì 7 marzo 2017

Vorrei un giratempo.


Capita anche a voi?

Capita anche a voi di girarvi e sbam! son passati 4 mesi? 
No perché io inizio a preoccuparmi!
Vorrei evitare la solita tiritera sul fatto che sono ormai mesi, davvero, che non aggiorno il blog, ma poi ci metto il naso e mi scende la gocciolina fredda sulla fronte perché mi chiedo: "Caspita, ma cosa ho fatto in tutto questo tempo?".

E lì mi si aprono infinite risposte.
Diciamo che, ad esempio, nelle ultime tre settimane a tempo rubato (sì, né tempo pieno né tempo perso, ma tempo RUBATO ad altre cose!) abbiamo ristrutturato il bagno grande. Tutto è partito da uno sclero improvviso - troppo a lungo rimandato questo inizio! - e così come al solito non ho le foto di un 'prima', quindi è forse inutile che posto quelle del 'dopo'. E già questa cosa mi fa indiavolare: come fate voi, tutte mie amiche e non, blogger, social, hobbiste o professional, a ricordarvi ogni volta di fotografare i 'prima'??? Perché io da sempre me ne dimentico. Mi parte la fissa e inizio, via, spesso in condizioni di lavoro non ottimali, ma perché va fatto lì, in quel momento lì, quando ho l'ispirazione giusta. E mai fotografie, sgrunt. O meglio, tutte quelle che negli anni vi ho mostrato sono una minima parte dei lavori effettivamente realizzati.

Poi: lo studio. Croce e delizia. Orgoglio e Pregiudizio. Ragione e Sentimento.
Insomma. Il mio piacevole diletto, che spesso - quasi sempre - mi porta via tutto il tempo e le attenzioni, e ormai mi ha elevato a un punto tale di somma stanchezza da farmi rifuggire da computer, tablet, smartphone e tutto ciò che è social. Perché troppe volte mi verrebbe voglia di socializzare a suon di parolacce, e di condividere cose che, diciamocelo pure, non interessano a nessuno se non a me e a qualche altro sparuto malato mentale. 


Quindi ci sono i fallimenti, quelli veri o presunti. Quelli che hanno mandato in fumo mesi di lavoro. O quelli per cui si son fatti tanti progetti che non hanno portato a nulla. Gli investimenti a vuoto (in termini energetici intendo). Arrivata alla bella età di 42 anni, non riesco più a fingere di non averne qualcuno sul groppone anche io, e quindi ogni tanto vanno rielaborati, per evitare di farne di nuovi. Per evitare di incappare nuovamente in persone e situazioni per me negative o sbagliate. Per fare tabula rasa e ricominciare. E quindi a volte si sta benino anche così, senza particolari progetti ma semplicemente portando avanti le cose in corso.

E infine, la mia vita.
La mia vita, soprattutto da quando abito in questa casa, è cambiata moltissimo. Faccio tante tante cose nell'arco di una giornata, e tutte necessitano di attenzione. Dalle marmellate agli olivi ai miei cagnolotti ai miei figli... Insomma è vita vera, concreta, reale, che spesso mi dimentico di vedere sotto forma di sharing. 
(Insomma, diciamo che i miei cani son talmente buffi che le loro fotografie le condivido eccome, su..). 


Quindi, ecco spiegata la mia latitanza dal blog. In realtà confesso che appena appena mi passa in mano un pennello - al momento ancora per motivi di rinnovo casa - mi partono dei trip indicibili, perché è troppo, troppo tempo che non dipingo, non tengo corsi, non faccio il mio, non creo insomma, mettiamola così. Però abbiamo deciso di terminare gli esami, e quindi devo tener duro ancora un po', altrimenti mi distraggo e non studio più!!
Comunque sono qui. Nei tempi morti vi leggo, vi seguo, cerco di non perdere i contatti. 
Sono alla ricerca ultimamente di una condivisione più concreta, fisica: ho voglia di incontrare le persone, non solo di parlare tramite pc. Quindi , se la cosa capita anche a voi, venite a trovarmi! Abito in un paradiso.. E se questo non vi piace abbastanza la mia casa di Montepulciano, quella dove abbiamo vissuto negli ultimi anni prima di trasferirci, è disponibile per weekend o vacanze. Magari creerò una pagina bellina con tutte le foto e le info, intanto potete sbirciare il link a fianco.

Ma a parte tutto questo, noi qui si sta facendo una buona vita. E voi? Come butta??

Un abbraccio
L.

giovedì 24 novembre 2016

C'era una volta un letto



Allora. Dopo circa 18 mesi di attesa, nel mese di luglio mi è stato finalmente consegnato e montato il MIO fantastico letto.

Letto che - udite udite!! - ho disegnato io me medesima - facendo anche disperare ogni tanto il mio falegname per quisquilie, ma anche no, tipo come fissare la rete eccetera - e che è stato costruito con tavole di noce recuperate, vecchie di quasi cent'anni. O si dice antiche in questi casi??
Comunque... E' venuto esattamente come io lo immaginavo, e semplicemente lo adoro. Anche se in una prima battuta volevamo slavarlo con un po' di tinta grigia, quando l'abbiamo visto ci siamo innamorati del colore così com'era, e tale l'abbiamo lasciato. Con tutti i difetti e le macchie e i nodi eccetera. E' stato semplicemente pulito e trattato con antitarlo e poi con cera protettiva. 

Detto tutto questo, non l'ho mai mostrato a nessuno - salvo ai pochi fortunelli che mi son venuti a trovare - perché volevo aspettare di aver finito anche il restyling del piano superiore della nuova casa (se, infatti, avete seguito i lavori, sapete bene ad agosto abbiamo terminato il piano terra e ci siamo fermati, stremati e altro, ma soprattutto per mancanza di tempo), e di avere quindi la camera bellina, con tutti gli accessori al loro posto eccetera. 

Ma oggi son passata di là e mi son resa conto che la stanza era pulita, in ordine, e il letto appena rifatto, lenzuola candide... Ecco! Quando mai tutte queste cose insieme si ripeteranno? E allora via, macchina foto ed eccolo qui... Scusate se vedrete qua e là delle prove colore sui muri, ma fa parte del gioco daii!!

L'importante è lui, il mio lettone!:







A proposito di disegnarmi il letto, non ho tralasciato nemmeno i cuscini, vi piacciono?


Questi, prima di trasformarsi in bellissimi cuscinoni (e ringrazio Alessandro P. per la trasformazione avvenuta!), erano in origine degli antichi asciugamani di lino, ben segnati dal tempo, acquistati dalla mia spacciatrice di broc preferita, la DaniVerdeSalvia. Volete spiare qualche sua meraviglia? Andate qui, a Rue de la Brocante:


E, insomma, essendo in legno antico, suscettibile all'umidità, alla temperatura eccetera... diciamo che scricchiola ben bene dai!! Non ci manca niente.

A presto!
L.


giovedì 13 ottobre 2016

Uno strano anniversario..

Anche se probabilmente non interessa a nessuno (giustamente!), oggi l'evento merita due righe: festeggio UN ANNO SENZA FUMO!! Perché il 13 ottobre del 2015 - finalmente mi sento di 'poterlo' dire - ho smesso di fumare!

Così, senza ragione. Mi son svegliata una mattina e mentre mi gustavo la prima sigaretta del giorno mi son resa conto che ne avevo ancora 6 o 7, e che avrei dovuto uscire per comprarle. Ed era una mattina uggiosa, e non ne avevo voglia. E per la prima volta ho percepito davvero la schiavitù in cui vivevo. E ho detto basta, finisco queste e poi smetto. E così è stato. Ho sofferto da cani i primi giorni - volevo uccidere - , un po' meno le settimane seguenti, e poi piano piano il pensiero si è placato.

Che dire, come sto dopo un anno?
Ogni tanto ho ancora voglia di fumare. Chiariamoci, oggi non sopporto la puzza e quasi quasi mi irrita vedere un pacchetto o un mozzicone, ma a volte la voglia ce l'ho ancora. Anche se credo che sia una voglia legata al gesto, alla pausa, al godersi un momento.

Perché, davvero: le mie giornate oggi sono infinite. Con la scusa che prima fumavo, ma non in casa, durante il giorno mi prendevo un tot di pause per uscire a farmi la sigaretta. Ora invece le pause non me le prendo più, e quindi sembra che le giornate siano lunghissime e non finiscano mai.

Sono ingrassata? Sì, 10 chili tondi tondi. Perché soprattutto i primi mesi, dovevo sempre mangiar qualcosa. E poi, come è noto, tutto quello che aumento tendo a conservarlo (!)... chissà, per i momenti di magra (!).. Ma ok, questa è un'altra storia.

Sto meglio? Boh, non lo so. So però che non ho più avuto la tosse (davvero, un anno senza tosse!!) e che l'anno scorso ho preso l'influenza una sola volta. Però è anche vero che i primi mesi ho avuto un miliardo di disturbi, dalla tachicardia alla pressione alta, dai capogiri a mal di testa cosmici. Poi anche tutte queste cose son passate. 

E poi che altro? Noto due grandi cose: ho più soldi, ma alla fine spendo di più in altre cose, quindi in sostanza sono sempre senza =) . Soprattutto, però, sono felice di non avere più la schiavitù dei 5 € in tasca per le sigarette, e le sigarette/accendino sempre appresso. Evito incazzature a gogo, dato che tendo a dimenticare sempre tutto.

Per il resto, semplicemente si vive meglio, sì. Si gustano di più le cose.
Però non voglio fare la tipica guerra da ex fumatore ai fumatori; anzi! Come dicevo, spesso ho ancora voglia, quindi forse un pochino pochino li invidio.

Devo dire anche che curiosamente quest'anno ho frequentato poco fumatori, e che si sono rinforzati i miei rapporti con non-fumatori. Sarà un caso? Di certo ha aiutato non passare del tempo con una certa mia amica di Misinto, con la quale son certa avrei traballato, tra una chiacchiera e l'altra. Ora però penso che potrei affrontare anche un weekend con lei, senza impazzire! Capito cara?? Preparati!

Insomma, inutile negare che se fumi da tutta una vita e poi passi un anno senza, beh, è una data importante. 
Quindi, oggi che si fa? Festeggiamo!!

Baci!
L.